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Marca:

ISOTTA FRASCHINI

Modello:

D. 80 CO

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Descrizione

Un camion rarissimo, fra i primi testimoni dell’epoca dei trasporti di stampo postmoderno. Fu l’autocarro che per primo inaugurò l’epopea della Famiglia Marazzato, acquistato da Lucillo Marazzato, capostipite e fondatore nel lontano 1952 dell’omonimo Gruppo industriale, con cui l’illuminato e intraprendente imprenditore, al ritorno dalle ceneri di un conflitto senza precedenti, diede avvio alla propria indipendenza.

Come? Accomodando mezzi – arte, quella del riparatore-meccanico, che aveva fatto sua durante la guerra -, grazie ai quali i tre fratelli maggiori iniziarono la loro prima attività di trasporti, finché uno di loro, il secondo in ordine di età, convolò a nozze per poi reinventarsi lavoratore in fabbrica al fine di avere un’entrata fissa. Dei due rimasti, il minore era un commerciante. Lucillo, il nipote, era un uomo infaticabile: autista, meccanico, tuttofare, si prodigava giorno e notte in quell’Italia fatta di sogni, speranze e portafogli tutti da ricostruire. Zio e nipote avevano trovato un filone economico geniale e utilissimo insieme: andare alla ricerca di automezzi pesanti da recuperare, ripristinare e rivendere, monetizzando e crescendo in potenziale di liquidità con cui affrontare la nuova vita di pace ormai entrata nel vivo. Camion, ripristino, vendita, denaro: e poi, nuovo giro, nuova corsa.

Si andò avanti così sino a quando, sul loro sentiero, s’imbatté in un Isotta Fraschini D.80 CO del 1936, che avevano rimediato in cambio di un ‘10000 Spa’, ‘Società Piemontese Automobili’: e, nella permuta, ci avevano guadagnato alla grande. Trovandosi bene alla guida e nell’impiego di quel camion, al momento di venderlo, disponendo Lucillo Marazzato soltanto del 50% della proprietà con la restante metà in capo allo zio, non trovandosi i due d’accordo, sciolsero la società di fatto, proseguendo ognuno per la propria strada e iniziò così il primo capitolo della felice saga del ‘Gruppo Marazzato’.

Quell’esemplare identico fu acquistato nel 1968 da Carlo Marazzato, figlio di Lucillo, per avviare una nuova attività legata al trasporto conto terzi, riscattandolo proprio da quello zio con cui suo padre aveva inizialmente fatto impresa. Un camion perfettamente restaurato, frutto di un investimento ingente che l’ha restituito alle perfette condizioni d’origine, inaugurato alla storica Vercelli-Casale del 2012, esposto in molteplici manifestazioni e raduni svoltisi a Varese, Saronno, Trento e Val di Non, al Centro Iveco CNH Industrial di Torino. Oltre, naturalmente, a Trebaseleghe, in Veneto, in omaggio al paese natale che diede la luce al fondatore del ‘Gruppo Marazzato’.

Sotto il profilo tecnico, si tratta di un mezzo molto semplice, caratterizzato a livello meccanico dallo sviluppo di trazione e differenziale su licenza ‘MAN’, casa produttrice di motori diesel molto gradita all’Ingegner Giovanni Caproni, cui si deve il periodo di massima fioritura dell’azienda milanese, introducendo ex novo in quegli anni anche la produzione di autocarri e filobus.

Al momento, in Italia, ne restano tre esemplari. Un autocarro che ha avuto vita lunga e felice specialmente in Argentina, ove hanno circolato parecchi esemplari, nazione in cui avvenne anche, in tempi distanti, la vendita degli stampi di produzione dello storico marchio. Questo mezzo costituisce l’unico esempio rimasto in termini di originalità meccanica ed estetica al 100%, risultato cui si è giunti con un meticoloso progetto di interventi ad hoc del valore superiore a 100mila euro di investimento. 

E’ bene sapere che le stesse percorrenze di oggi venivano effettuate in più giornate, proprio per la lentezza dei mezzi, le difficoltà che si creavano su strada (surriscaldamento motori, freni, gomme) e gli inconvenienti spesso dietro l’angolo che comportavano relative e sempre non facili né tantomeno immediate riparazioni. 

Il camion veniva riparato ove si guastava, sempre in strada in qualsiasi tratta italiana (motori, cambi, differenziali, freni ‘a sola’ (in amianto, era il pezzo che strideva contro il tamburo producendo l’arresto del mezzo, e quando si usurava si staccava dalla ganascia, girando col tamburo e sovrapponendosi malamente su quella opposta: si procedeva a sbloccare il tamburo dopo aver tirato giù gomme, cuscinetti, si rimontava ‘alla benemeglio’ per arrivare a casa ove poi si rifacevano i freni e le corrette riparazioni e ciò che era necessario)e tutto quel che ne derivava): non esistevano ancora i cosiddetti ‘carrelloni’ per il trasporto di mezzi pesanti!

Lucillo Marazzato raccontava spesso al figlio Carlo che quando si fondeva una bronzina dell’albero motore veniva smontata la coppa dell’olio prima, poi la biella (quindi, anche la bronzina): se ne rifaceva manualmente una di accomodo con lame, lime e raspe di fortuna, e si procedeva al rimontaggio.

Le ore passavano, ma anche i giorni: e, con loro, spesso bisognava sacrificare quei pochi centesimi faticosamente risparmiati e gestiti per mangiare, accomodandosi con qualche mela od ortaggio di fortuna preso a prestito qua e là nei campi. 

Lucillo Marazzato, come tutti quelli della sua epoca, cercava di prevenire gli eccessivi tempi morti di eventuali imprevisti legate a lacune o rotture lungo il tragitto ingegnandosi a fare sulla strada tutto quello che potevano: la categoria degli anni Settanta, uniformati i mezzi che erano già validi (dal Fiat 682 che costruì l’Italia in avanti), poteva contare già su motori, cambi, differenziali e tutte le parti meccaniche, se vogliamo, già pronte per il pronto intervento in qualunque momento del viaggio.

I mezzi di soccorso, prima inesistenti, avevano profondamente modificato anche la professione del meccanico, ora dotato di furgoncino di pronto intervento allestito a officina mobile pronta a raggiungere le varie occorrenze.

Si passò di fatto da una media di 50 a una di 80/90 Km all’ora, mutando anche lo scenario della vita dell’autotrasportatore. Legislativamente, a differenza di ieri, oggi l’intervento su strada non è più permesso, così come anche il traino rimorchiabile, se non tramite azienda autorizzata. Occorre trasferire il mezzo infortunato in area privata e adibita alle riparazioni meccaniche.

Caratteristiche tecniche

Anno di produzione:

1936

Motore:

ISOTTA FRASCHINI

Cilindrata:

7.273 cc

Potenza:

90 CV a 1.850 giri/min

Numero cilindri:

6

Carburante:

GASOLIO

Cambio:

5 RAPPORTI + RETRO

Velocità:

MAX. 45,6 Km/h

Pneumatici:

38 X 9 = 11.00.20 Metallic

Allestimento:

CISTERNA 10.000 lt

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